Nome scientifico
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Caratteri distintivi
Palo di legno o pietra usato per sostenere i pergolati delle viti. A Chiaverano, le coligne erano prevalentemente di pietra, per l’abbondanza di materia prima da cui erano ricavate (granito) e per la loro durata illimitata. Le cave più importanti erano situate tra l’ingresso della galleria della SS419 e la Rovina (Roina), però gli scalpellini non tralasciavano isolati massi erratici che avessero le caratteristiche necessarie. Si praticava con apposito scalpello una serie di asole (angassin), lungo la venatura e a distanza di 10-15 cm l’una dall’altra (chiaramente individuabili oggi osservando il prodotto finito); dopo aver messo in ogni asola un cuneo (ponciòt), lo scalpellino iniziava a battervi sopra con il martello, dal primo all’ultimo, più volte, fino a che la lastra si staccava. L’operazione veniva ripetuta sulla lastra, ottenendo più parallelepipedi di pietra di circa cm 10 per cm 15, di lunghezze variabili. La coligna era ultimata da una rientranza ad “L”, ad una estremità, per l’appoggio e il fissaggio del primo ordine di travatura del pergolato. Questa operazione era la più delicata: appoggiato il manufatto su di uno strato di sabbia e con l’ausilio di uno scalpello, tanta perizia e colpi della giusta intensità, si superava anche questa difficoltà. Il trasporto a valle veniva fatto con la slitta (léssa) dopo aver imbottito il piano di carico con uno strato di gambi del granoturco: una struttura più rigida rispetto al carro che sull’acciottolato avrebbe procurato sobbalzi che avrebbero potuto spezzare la coligna, vanificando tanta fatica.
Quelle che vedete accumulate erano piantate su questi terrazzi a testimonianza della precedente attività colturale.
Ecologia
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Curiosità
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Per saperne di più
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